Per cercare e prenotare voli, prenotare un ristorante o ordinare generi alimentari, gli agenti IA (intelligenze artificiali che svolgono attività online per conto degli utenti) devono poter accedere ai relativi siti web. Secondo l’articolo, Amazon ha iniziato di recente a impedire a Muse, di Meta, di cercare o acquistare prodotti sul proprio sito di vendita al dettaglio. Tuttavia, non si può concludere che tutti i tentativi di acquisto falliti su altri siti siano dovuti a blocchi intenzionali.
Contesto
Gli agenti IA personali non si limitano a rispondere alle domande: possono anche effettuare transazioni o prenotazioni per conto degli utenti. Ma se un sito web non consente loro l’accesso o se non riescono a superare una verifica di sicurezza, l’attività richiesta non viene completata. Per gli utenti può essere difficile capire se si tratti di un errore dell’agente o di un blocco da parte del sito.
Il caso di Walmart mostra la differenza. Sui social media sono state espresse lamentele perché Muse non era riuscito a completare un acquisto su Walmart; anche NBC ha riferito di problemi simili durante una prova degli agenti da parte di Walmart. Un portavoce dell’azienda ha dichiarato che il mancato acquisto non era dovuto a un blocco intenzionale e ha spiegato che Walmart è un partner di Muse, presentato all’evento per sviluppatori Connect di Meta a settembre.
Secondo l’articolo, il sito di Walmart prevede una procedura in cui il visitatore deve premere un pulsante per confermare di essere una persona. Se il processo di verifica si interrompe, la convalida può fallire e l’agente può essere espulso dal sito. Perciò, il solo fatto che un accesso o un acquisto sia stato impedito non basta a stabilire che l’azienda abbia bloccato l’agente. Nel caso di Amazon, invece, è stato riferito che l’azienda ha iniziato a impedire a Muse di cercare e acquistare prodotti.
Che cosa significa questa notizia
L’effettiva utilità degli agenti non dipende soltanto dalle capacità dell’intelligenza artificiale. Le procedure di sicurezza dei siti web, le politiche che regolano gli accessi automatizzati e l’eventuale integrazione tra aziende e agenti possono tutti incidere sull’esito di una transazione. Questo significa che, anche se un agente può agire per conto dell’utente, non può aggirare le condizioni di accesso stabilite dalle attività online.
La questione riguarda sia gli utenti sia le aziende. Se un sito non consente l’accesso agli agenti o se la verifica di sicurezza non funziona, gli utenti potrebbero non riuscire a completare l’acquisto o la prenotazione desiderati. Le aziende devono decidere se accettare gli utenti che arrivano tramite gli agenti e in che modo tutelare la sicurezza. Meta ha dichiarato che bloccare gli agenti equivale a bloccare i clienti che li utilizzano e ha manifestato l’intenzione di affrontare le preoccupazioni delle aziende e definire criteri chiari. La questione è rilevante perché coinvolge sia l’acquisizione di clienti sia la gestione della sicurezza da parte delle aziende.
Per esempio, anche se un utente chiede a un agente di trovare e prenotare un volo, la prenotazione potrebbe non andare a buon fine se la compagnia aerea non è integrata con agenti di terze parti oppure se le procedure di sicurezza del sito interrompono l’attività dell’agente. In questi casi, la causa potrebbe essere un limite delle funzionalità dell’agente oppure la politica di accesso o la procedura di verifica del sito. Le notizie disponibili al momento non chiariscono come gli utenti possano determinare con certezza la causa dei singoli insuccessi.
Norme e politiche di accesso pertinenti
Le aziende non adottano tutte lo stesso approccio all’accesso degli agenti. Delta ha dichiarato di non avere al momento partnership o integrazioni che consentano agli agenti IA di terze parti di cercare o prenotare voli sulle sue piattaforme digitali per conto dei clienti. Ha tuttavia spiegato che sta valutando se nuove tecnologie, compresi gli agenti esterni, possano migliorare l’esperienza dei clienti e che, in caso di adozione, sarà necessario tenere conto della sicurezza e dell’esperienza degli utenti.
Nelle proprie condizioni d’uso, United vieta di monitorare o copiare il sito web, o di utilizzarlo per altri scopi non autorizzati, tramite robot o altri dispositivi automatici oppure procedure manuali, senza previa autorizzazione scritta. Yelp ha dichiarato di non consentire traffico non umano sulla propria piattaforma, a meno che non sia stato pagato per l’uso dei contenuti e dei dati attraverso il suo programma di licenze. Di conseguenza, gli agenti che non dispongono di un’autorizzazione ufficiale o di una partnership potrebbero non riuscire a ottenere informazioni da Yelp o a svolgere attività come le prenotazioni.
eBay ha dichiarato di non vietare gli acquisti effettuati da tutti gli agenti di shopping di terze parti. Ha però spiegato di limitare attività come lo scraping non autorizzato (la raccolta automatizzata di informazioni da un sito web) e l’addestramento dei modelli. È quindi necessario distinguere tra il fatto che gli acquisti tramite agenti siano consentiti e il modo in cui gli agenti utilizzano il sito.
Meta, Walmart, Stripe, Sierra, Genesys, Rocket, NiCE e Decagon hanno iniziato a definire uno standard aperto per distinguere gli agenti che agiscono per conto degli utenti dai bot dannosi e stabilire le modalità di comunicazione tra aziende e agenti. Tuttavia, le notizie non chiariscono come funzionerà lo standard né quando sarà introdotto. Il 15 settembre Cloudflare ha modificato le impostazioni predefinite dei crawler, consentendo ai gestori dei siti di impedire l’uso dei dati per l’addestramento dell’IA e al tempo stesso autorizzare altri tipi di bot. L’azienda non ha condiviso dati specifici sul blocco di agenti personali come Muse e ha rimandato all’hub di dati pubblici Cloudflare Radar.
Fatti accertati e aspetti ancora da chiarire
Fatti accertati
- Amazon ha iniziato a impedire a Muse di cercare o acquistare prodotti sul proprio sito di vendita al dettaglio.
- Walmart ha dichiarato che il mancato acquisto tramite Muse non è dovuto a un blocco intenzionale e ha spiegato di essere partner di Muse.
- Se la procedura del sito di Walmart per verificare che il visitatore sia una persona si interrompe, la convalida può fallire e l’agente può essere espulso dal sito.
- Delta, United, Yelp ed eBay applicano politiche e condizioni diverse agli agenti di terze parti o all’uso automatizzato dei propri siti.
- Diverse aziende hanno iniziato a definire uno standard aperto per stabilire come comunicano agenti e aziende.
Aspetti ancora da chiarire
- Come funzionerà concretamente lo standard aperto e quando sarà introdotto.
- Quali siano le cause specifiche per cui Muse o altri agenti vengono bloccati sui singoli siti web.
- Come possano gli utenti verificare se un accesso fallito sia dovuto a un blocco intenzionale o a un errore tecnico.
Che cosa può verificare il lettore
- Se un agente non riesce a completare un’attività su un determinato sito, è utile verificare innanzitutto se l’azienda abbia una partnership o un’integrazione con agenti di terze parti. Anche nel caso di un partner, come Walmart, l’attività può fallire a causa delle procedure di verifica della sicurezza.
- Prima di affidare a un agente la prenotazione di un volo o un acquisto su una piattaforma, è più prudente consultare le condizioni d’uso del sito e le regole relative alle attività automatizzate. United specifica nelle proprie condizioni che per determinate attività automatizzate è necessaria una previa autorizzazione scritta.
- Un accesso fallito non basta a stabilire che vi sia stato un blocco intenzionale: occorre verificare se la procedura del sito per accertare che il visitatore sia una persona si sia interrotta o se l’agente supporti un’integrazione ufficiale con il servizio. Le notizie disponibili non indicano un metodo con cui gli utenti possano distinguere con certezza un blocco da un errore tecnico.




















