Un’altra medaglia, dopo l’oro
A 41 anni, il coreano Kim Hong-yeol, conosciuto nel mondo della danza come Hongten, ha conquistato la medaglia d’argento nel breaking ai Giochi asiatici di Aichi-Nagoya 2026. La finale si è disputata il 3 ottobre all’Aichi Sky Expo di Tokoname, in Giappone, davanti a un pubblico che ha seguito ogni sequenza con grande partecipazione.
Hongten ha perso 0-3 contro il giapponese Nakarai Shigeyuki, in arte Shigekix, di 24 anni. Il risultato gli ha impedito di ripetere l’oro ottenuto ai Giochi asiatici di Hangzhou, disputati nel 2023 dopo il rinvio dell’edizione 2022, ma gli ha assicurato una medaglia per la seconda edizione consecutiva.
Dopo l’oro di Hangzhou, Hongten aggiunge un argento al suo percorso asiatico: una continuità rara in una disciplina che richiede velocità, forza e continua capacità di reinventarsi.
Una gara che è anche spettacolo
Il breaking, spesso chiamato anche break dance, è una danza urbana nata nella cultura hip-hop. Nelle competizioni, i ballerini si affrontano in una battle (una sfida diretta a turni): improvvisano i propri movimenti seguendo la musica e cercano di convincere i giudici, proprio come due atleti che si rispondono con azioni sempre nuove.
La tensione cresce fino alla comunicazione del risultato. A Tokoname, il pubblico e il presentatore hanno scandito insieme il conto alla rovescia — «Cinque, quattro, tre, due, uno» — prima che i punteggi dei due finalisti comparissero contemporaneamente sul tabellone.
La valutazione considera aspetti come tecnica, controllo del corpo, originalità, musicalità e qualità dell’esecuzione. In parole semplici, non basta riuscire a compiere una rotazione difficile: conta anche il modo in cui il movimento si accorda con la musica e si inserisce nel dialogo con l’avversario.
Energia, ritmo e controllo
Il pubblico ha accolto con particolare entusiasmo la performance di Hongten. Il breaking può comprendere passaggi a terra, rotazioni e movimenti rapidi, ma i ballerini devono anche saper cambiare ritmo e trasformare ogni gesto in una risposta creativa: una sfida che unisce preparazione atletica e interpretazione musicale.
Per questo una battle non è soltanto una sequenza di acrobazie. È più simile a una conversazione in cui le parole sono passi, pose e rotazioni: chi balla deve ascoltare la musica, leggere ciò che fa l’altro e scegliere come rispondere senza perdere il proprio stile.
«Questa volta mi sono goduto la gara»
Dopo la finale, Hongten ha riconosciuto con ironia che, se avesse avuto cinque anni in meno, avrebbe potuto avere qualche possibilità in più. Ma il risultato non è stato l’unico metro con cui ha giudicato la propria partecipazione: questa volta, ha raccontato, è riuscito a vivere la competizione con maggiore leggerezza.
Ai Giochi di Hangzhou era concentrato soprattutto sulla vittoria, anche perché la gara era legata alla qualificazione olimpica. A Aichi-Nagoya, invece, ha cercato di affidarsi al movimento e di assaporare l’esperienza. Ha detto di aver sorriso molto durante il torneo e di aver raggiunto il suo primo obiettivo: dimenticare per un momento la pressione e divertirsi sul palco.
«Volevo lasciarmi andare e godermi tutto», ha spiegato Hongten dopo la gara. La medaglia d’argento non cancella la sconfitta in finale, ma racconta anche un atleta capace di misurare il proprio successo oltre il risultato.
Una preparazione rigorosa per un corpo sempre in movimento
Per arrivare pronto alla sua seconda partecipazione ai Giochi asiatici, Hongten ha seguito un programma intenso al centro nazionale di allenamento di Jincheon, in Corea del Sud. La giornata comprendeva esercizi di forza al mattino, prove di danza nel pomeriggio e sessioni individuali la sera.
Il lavoro fisico è particolarmente importante nel breaking. Il corpo deve sostenere cambi di posizione repentini, appoggi sulle mani, torsioni e rotazioni; ripetere questi gesti richiede resistenza e controllo, ma anche una preparazione che aiuti a ridurre il carico su muscoli e articolazioni.
Con l’avanzare dell’età, recuperare dopo allenamenti e competizioni può diventare più impegnativo. Hongten ha quindi affrontato la preparazione con l’obiettivo di presentare movimenti più solidi e maturi, senza rinunciare alla potenza necessaria per reggere il confronto con avversari più giovani.
Imparare da una nuova generazione
Il campione coreano non considera l’età l’unico ostacolo da superare. Il breaking cambia insieme alle persone che lo praticano: i giovani atleti portano nuove soluzioni, nuovi ritmi e modi diversi di costruire una performance. Per restare competitivo, Hongten dice di osservare e imparare, invece di limitarsi a ripetere ciò che ha sempre funzionato.
Ha descritto proprio questo scambio tra generazioni come una delle sue principali fonti di motivazione. Accogliere idee nuove gli permette di continuare a divertirsi e di non trasformare la propria esperienza in una formula immutabile.
Dagli inizi tra amici ai titoli mondiali
Hongten ha cominciato a ballare durante il secondo anno delle scuole medie, insieme ai suoi amici. All’inizio il breaking era soprattutto un modo per stare insieme e divertirsi; col tempo, però, la danza gli ha permesso di conoscere persone nuove e di crescere, fino a diventare una parte centrale della sua vita.
Nel 2002 ha vinto una competizione internazionale, diventando il primo atleta sudcoreano a ottenere un successo di quel tipo. In seguito ha conquistato per tre volte la finale di Red Bull BC One, uno dei tornei più prestigiosi del breaking, vincendo nel 2006, nel 2013 e nel 2023.
Quel primo successo mondiale, ha ricordato, gli ha lasciato un’emozione che non ha dimenticato. Anche la partecipazione ai Giochi asiatici è diventata un ricordo speciale: prima l’oro a Hangzhou, poi l’argento in Giappone, a conferma di una carriera che continua a evolversi ben oltre gli esordi.
Una medaglia che parla anche a chi guarda
Rimanere ai vertici a 41 anni in una disciplina fisicamente esigente ha un significato che va oltre il podio. Hongten spera che la sua storia possa incoraggiare chi rinuncia a un progetto pensando di essere troppo avanti con l’età o di aver perso il momento giusto.
Il suo messaggio è semplice: un nuovo inizio resta possibile anche quando sembra tardi. Non significa che ogni tentativo porterà a una medaglia, ma che si può ancora imparare, cambiare e trovare soddisfazione in una passione.
La danza continua
Hongten ha raccontato che, nei momenti difficili, la danza lo ha aiutato a tornare a sorridere. Per questa gara si era persino tinto i capelli di biondo, nella speranza di attirare la «fortuna dell’oro», ma la finale si è conclusa con l’argento.
La delusione per il mancato bis non ha cancellato il piacere di esibirsi. Sul palco, il coreano ha cercato di trasmettere al pubblico la stessa energia che la danza gli ha dato negli anni: anche solo per qualche minuto, vorrebbe che chi guarda riuscisse a sorridere e a sentirsi più carico.
Aichi-Nagoya non segna quindi un punto fermo, ma un’altra tappa di un percorso iniziato tra amici e arrivato sulle scene internazionali. La medaglia d’argento certifica il suo secondo podio asiatico consecutivo; la voglia di continuare a imparare suggerisce che, per Hongten, la danza non si è fermata affatto.



















