Geum-ja, dodicenne, stava fuggendo verso sud con il fratellino Ho-gi, di due anni, sulle spalle e Ho-gak, di otto, per mano, quando alla località di Cheonan Samgeori invertì la direzione e si diresse verso Seul. Pensava che Ho-wan, il fratellino di sei anni da cui si era separata alla stazione di Anyang, fosse andato a Seul. Secondo l’articolo, dopo aver discusso se proseguire fino alla casa dei parenti a Busan o tornare a Seul per cercare il fratello, Geum-ja e Ho-gak scelsero la seconda possibilità.
Contesto
Dopo il rapimento dei genitori, Geum-ja e i fratelli furono trasferiti all’orfanotrofio Hye-myeong di Myeongnyun-dong (명륜동 혜명보육원). Ma con la Ritirata del 4 gennaio dovettero mettersi di nuovo in fuga. Geum-ja portava Ho-gi sulle spalle e teneva Ho-gak per mano, mentre Ho-wan, di sei anni, viaggiava separatamente su un carro insieme alla coppia di custodi dell’orfanotrofio. Il gruppo aveva concordato di ritrovarsi alla stazione di Anyang, ma, anche dopo aver aspettato per mezza giornata, Geum-ja e i fratelli non videro arrivare Ho-wan né la coppia.
L’articolo racconta che, quando arrivarono alla stazione di Anyang, l’edificio era crollato subito dopo un’esplosione e la piazza era piena di grandi crateri. Il gruppo si diresse dapprima verso sud, ma aumentava la preoccupazione che, proseguendo senza il fratello, potessero perdere l’occasione di ritrovarlo. A Cheonan Samgeori, Ho-gak disse che Ho-wan probabilmente era andato a Seul, che era più vicina, e Geum-ja fu d’accordo.
Gli sfollati diretti a sud cercarono di dissuadere i due bambini dal tornare a Seul. L’articolo riferisce che, quando dissero che stavano andando a cercare il fratello, alcuni sfollati li fermarono dicendo che era pericoloso e arrivarono persino a spingerli di nuovo verso sud. Eppure Geum-ja alla fine si diresse a Seul. Nell’intervista ricordò che in quel momento non le veniva in mente altro che il bisogno di ritrovare il fratello.
Questa storia mostra che gli spostamenti durante la guerra non procedevano in una sola direzione. Si fuggiva in cerca di un luogo sicuro, ma per chi era stato separato dalla famiglia tornare sui propri passi poteva sembrare l’unica scelta possibile. Per Geum-ja, la strada verso Busan e quella di ritorno a Seul erano un bivio sulla mappa, ma anche la scelta se rinunciare o meno alla possibilità di ritrovare il fratello scomparso.
Che cosa significa questa notizia
Le statistiche sul numero degli sfollati indicano la portata degli spostamenti, ma da sole non rivelano quali responsabilità gravassero sui bambini. Geum-ja portava sulle spalle un fratellino e teneva per mano un altro, e doveva prendersi cura della famiglia decidendo al tempo stesso quale sarebbe stata la tappa successiva. Questo caso merita attenzione perché mostra che, durante la guerra, la sofferenza dei civili non consistette soltanto nei bombardamenti e nel freddo, ma anche nella separazione dai familiari e nelle decisioni che i bambini erano costretti a prendere in tenera età.
Nell’intervista, Geum-ja disse che, mentre risaliva verso Seul, incontrò soldati cinesi con pesanti abiti di pelliccia, che scherzavano e le facevano cenno di andare a sud. Questo ricordo mostra che i pericoli lungo la strada dell’esodo non si presentavano in un’unica forma. Tuttavia, non si può generalizzare il ricordo di una singola persona fino a farne l’esperienza di tutti gli sfollati durante la guerra.
Per esempio, se durante l’esodo un bambino si fosse separato dai fratelli, avrebbe potuto, come Geum-ja, cercare di tornare indietro immaginando dove si fossero diretti i familiari rimasti. L’articolo, però, non chiarisce se Ho-wan fosse davvero andato a Seul né se Geum-ja lo abbia ritrovato dopo essere tornata indietro. È importante leggere distinguendo la decisione presa in una situazione disperata da ciò che accadde in seguito.
Fatti accertati e aspetti ancora ignoti
Fatti accertati
- Dopo il rapimento dei genitori, Geum-ja e i fratelli furono trasferiti all’orfanotrofio Hye-myeong di Myeongnyun-dong e si misero in fuga a causa della Ritirata del 4 gennaio.
- Durante l’esodo, Geum-ja portava sulle spalle Ho-gi, di due anni, e teneva per mano Ho-gak, di otto; Ho-wan, di sei anni, viaggiava separatamente su un carro insieme alla coppia di custodi.
- Il gruppo di Geum-ja aspettò Ho-wan e la coppia alla stazione di Anyang, ma non li incontrò; a Cheonan Samgeori decise di tornare a Seul.
- Le statistiche della «Storia della guerra di Corea» del Ministero della Difesa citate nell’articolo indicano che, durante la Ritirata del 4 gennaio, 2,2 milioni di sfollati lasciarono Seul e altre località dirigendosi a sud, mentre il totale degli sfollati nel Paese superò i 7,64 milioni.
- L’articolo riferisce che incontrò Kang Geum-ja cinque volte, che la prima intervista si svolse ad aprile e che l’ultima volta la vide di persona fu alla fine di luglio.
Aspetti ancora ignoti
- L’articolo non dice se Geum-ja ritrovò Ho-wan dopo essere tornata a Seul.
- Non è stato accertato dove fosse andato Ho-wan dopo essersi separato dagli altri alla stazione di Anyang.
- Non vengono indicati nel dettaglio il percorso seguito dal gruppo di Geum-ja per raggiungere Seul né il tempo effettivamente impiegato.
Che cosa dovrebbe verificare il lettore
- Nel citare o riprendere questa storia, occorre distinguere i ricordi raccontati nell’intervista dalle statistiche sugli sfollati attribuite nell’articolo alla «Storia della guerra di Corea» del Ministero della Difesa.
- Non si dovrebbe trarre conclusioni sulla sorte di Ho-wan o sull’eventuale ricongiungimento dei fratelli basandosi soltanto su questo articolo. Per sapere se siano state verificate le vicende successive, non trattate nell’articolo, servono fonti separate.
- Nel descrivere la portata dell’esodo, è necessario distinguere i 2,2 milioni di persone che lasciarono Seul e altre località dirigendosi a sud dagli oltre 7,64 milioni di persone che si misero in fuga nel Paese nel suo complesso.




















