Il mese scorso, l’esplosione di una mina nella zona demilitarizzata (DMZ) ha ferito tre militari sudcoreani; sulla vicenda, le versioni delle due Coree si sono contrapposte frontalmente. Lo Stato Maggiore congiunto ha annunciato i risultati definitivi dell’indagine, secondo cui l’esplosione è stata causata dalla realizzazione di un campo minato da parte delle forze nordcoreane, e il ministro della Difesa Kang Shin-chul ha attribuito alla Corea del Nord ogni responsabilità. Il Ministero degli Esteri nordcoreano (북한 외무성), invece, ha negato l’accaduto definendolo una messinscena sudcoreana e ha dichiarato che reagirà con fermezza se le forze sudcoreane dovessero violare anche solo di 1 mm il territorio nordcoreano.

Contesto e retroscena

Prima dell’annuncio dei risultati definitivi da parte dello Stato Maggiore congiunto, le conclusioni preliminari diffuse il 28 settembre indicavano che era altamente probabile che la causa fosse una mina nordcoreana. Secondo l’articolo, il presidente Lee Jae-myung ha presieduto una riunione del Consiglio di Stato (국무회의) il 6 ottobre, ma non ha menzionato l’incidente.

La vicenda non si limita allo scontro sulle responsabilità per l’esplosione. Il ministro Kang ha affermato che esistono diverse linee di demarcazione militare (MDL) e che la Corea del Nord dovrebbe sedersi al tavolo dei negoziati per consentire alle due parti di verificarle insieme. Anche Woo Kyung-seok, responsabile della pianificazione politica del Ministero della Difesa, ha detto che sono necessari colloqui militari, aggiungendo che la data sarà definita dopo una valutazione complessiva.

Il ministro Kang ha descritto come un’azione senza precedenti nella storia della DMZ la rimozione, il giorno precedente, di alcune mine posate dalle forze nordcoreane da parte delle forze sudcoreane, definendola una risposta decisa. Il resoconto precisa tuttavia che, anche dopo l’Accordo militare intercoreano del 19 settembre 2018 (9·19 남북 군사합의), le forze sudcoreane avevano rimosso mine nella DMZ per diversi anni allo scopo di recuperare i resti dei caduti nella guerra di Corea. La definizione di questa operazione come «prima volta» può quindi essere intesa non come l’affermazione che in passato non fosse mai stato effettuato alcuno sminamento, bensì come un riferimento all’operazione di rimozione delle mine posate dalle forze nordcoreane in risposta a questo incidente.

In una dichiarazione diffusa la sera del 6 ottobre, il Ministero degli Esteri nordcoreano ha affermato che non discuterà con un paese nemico della questione dell’esercizio della propria sovranità militare. Oltre a sostenere che l’esplosione della mina fosse una «farsa montata ad arte» dalla Corea del Sud, ha dichiarato che, anche se in futuro si verificasse un episodio analogo sul territorio sudcoreano, la responsabilità sarebbe della parte vittima dell’incidente e non della Corea del Nord. Nel giorno in cui il Ministero della Difesa sudcoreano ha parlato della necessità di colloqui militari, la Corea del Nord ha dunque dichiarato che non discuterà della propria sovranità militare attraverso negoziati.

Che cosa significa questa notizia

Il primo punto è che lo sminamento può essere considerato al tempo stesso una misura di sicurezza e un segnale militare tra le due Coree. Il ministro Kang lo ha descritto come una risposta decisa, mentre la Corea del Nord ha minacciato una reazione energica in caso di violazione del proprio territorio. Se le due parti contestano non solo le responsabilità per l’incidente, ma anche quale confine ciascuna debba prendere come riferimento per le proprie azioni, possono finire per attribuire significati diversi anche alle misure adottate sul campo.

Il secondo punto è la distanza tra la necessità del dialogo e la possibilità concreta che si svolga. La Corea del Sud ha affermato che occorrono colloqui militari per verificare le diverse interpretazioni della MDL, ma la Corea del Nord ha dichiarato che non discuterà della propria sovranità militare. Il solo fatto che sia stata avanzata una proposta di dialogo non significa che i colloqui avranno luogo o che le divergenze sulla linea di confine saranno risolte. Non è stato ancora accertato che siano stati stabiliti né la data né l’ordine del giorno degli eventuali colloqui.

La questione è direttamente legata anche alla sicurezza dei militari inviati sul terreno nella DMZ. Per esempio, se in futuro proseguiranno le operazioni di sminamento, la loro posizione e la loro estensione, così come il modo in cui l’altra parte le interpreterà, potranno influire sia sulle misure di sicurezza sia sulla gestione delle tensioni. Tuttavia, le notizie disponibili non consentono di sapere come si svolgeranno concretamente le operazioni di rimozione delle mine né quale sarà la condotta della Corea del Nord.

Differenze tra i resoconti

I dettagli sulle condizioni dei feriti variano da un resoconto all’altro. Una notizia ha riferito che sono rimasti feriti tre militari, mentre un’altra ha specificato che due sono rimasti gravemente feriti e uno ha riportato ferite lievi. Non si tratta necessariamente di una divergenza sul numero dei feriti, ma di una differenza nel livello di dettaglio sulle loro condizioni. Sulla base delle informazioni disponibili, non è possibile accertare come stiano attualmente i militari.

Anche le parole usate nella dichiarazione nordcoreana sono state tradotte in modi diversi: «farsa montata ad arte» oppure «complotto fabbricato ad arte». Il contenuto comune alle diverse versioni è che la Corea del Nord nega le accuse di responsabilità rivoltele dalla Corea del Sud e i risultati dell’indagine, e afferma che reagirà in caso di violazione del territorio nordcoreano da parte delle forze sudcoreane. Al di là delle differenze nelle parole riportate tra virgolette, è necessario distinguere chiaramente la posizione fondamentale espressa dalla Corea del Nord.

Fatti accertati e aspetti ancora incerti

Fatti accertati

  • L’esplosione di una mina nella DMZ ha ferito tre militari sudcoreani.
  • Lo Stato Maggiore congiunto ha annunciato i risultati definitivi dell’indagine, secondo cui l’esplosione è stata causata da un campo minato realizzato dalle forze nordcoreane.
  • Il ministro della Difesa Kang Shin-chul ha attribuito alla Corea del Nord ogni responsabilità e ha descritto la rimozione delle mine come una risposta decisa.
  • Un funzionario del Ministero della Difesa ha affermato che sono necessari colloqui militari intercoreani, ma non ha indicato una data precisa per il loro svolgimento.
  • Il Ministero degli Esteri nordcoreano ha negato ogni responsabilità e ha dichiarato che reagirà con fermezza se le forze sudcoreane violeranno il territorio nordcoreano.

Aspetti ancora incerti

  • Non sono state accertate le condizioni attuali dei tre militari feriti né il loro percorso di recupero.
  • Le notizie non indicano il numero di mine rimosse dalle forze sudcoreane né il luogo preciso delle operazioni.
  • Non è stato deciso se i colloqui militari saranno effettivamente avviati e, in caso affermativo, quando si svolgeranno e quali temi affronteranno.
  • Non è stato accertato quale azione concreta implichi la reazione minacciata dalla Corea del Nord.

Che cosa dovrebbe verificare il lettore

  • È opportuno seguire gli aggiornamenti sulle condizioni dei feriti e le successive comunicazioni dello Stato Maggiore congiunto, per verificare se siano emersi cambiamenti rispetto alle prime notizie.
  • Per comprendere più precisamente il significato delle misure sul terreno, è utile verificare se proseguiranno le operazioni di rimozione delle mine e se saranno diffuse comunicazioni ufficiali sulla loro estensione.
  • Per distinguere la possibilità di dialogo dall’andamento delle tensioni, occorre seguire insieme le successive comunicazioni del Ministero della Difesa sull’avvio e sul calendario dei colloqui militari e le reazioni ufficiali della Corea del Nord.

Riferimenti