Lunedì, in Fiji, leader e delegazioni di Australia, Germania, Nepal e dei Paesi del Pacifico hanno dato il via a una conferenza sul clima. L’incontro è dedicato alle minacce che il cambiamento climatico rappresenta per i piccoli Stati insulari e funge anche da riunione preparatoria in vista della COP31, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima in programma in Turchia all’inizio di novembre. Il primo ministro australiano Anthony Albanese è arrivato in Fiji lunedì pomeriggio; il ministro per il Cambiamento climatico Chris Bowen ha annunciato 7,29 milioni di dollari australiani a sostegno della transizione alle energie rinnovabili nella regione del Pacifico.
L’importo non è l’unico aspetto da considerare nell’annuncio. I fondi rientrano nel Partenariato Australia-Pacifico per la transizione energetica (호주-태평양 에너지전환 파트너십), già annunciato e del valore di 50 milioni di dollari australiani, e non costituiscono quindi nuovi finanziamenti. C’è una differenza tra un annuncio che può sembrare l’avvio di un nuovo programma e il denaro effettivamente aggiunto. Poiché i Paesi del Pacifico chiedono che gli impegni sul clima siano ‘attuati’, nel valutare gli aiuti occorre considerare non solo le somme annunciate, ma anche se si sovrappongono a impegni già assunti.
Contesto e quadro generale
La conferenza è parte del compromesso raggiunto lo scorso anno alla COP30 da Australia, Fiji e Turchia ed è organizzata e guidata congiuntamente da Australia e Fiji. Alla sera di domenica risultavano registrati circa 600 delegati ufficiali dei governi impegnati nei negoziati nazionali, mentre i partecipanti di organizzazioni della società civile, università, gruppi di attivisti e comunità erano 2.560. La varietà dei partecipanti, significativa per una riunione preparatoria, mostra anche che il confronto non si limita ai negoziati tra governi.
Il primo ministro delle Fiji, Sitiveni Rabuka, ha invitato i leader in visita a recarsi sul posto, osservare e ascoltare con mente aperta le persone del Pacifico. L’invito può essere interpretato come un’esortazione a non trattare il cambiamento climatico soltanto come un obiettivo astratto o una formula diplomatica, ma a collegare il dibattito alle esperienze delle comunità colpite.
I Paesi del Pacifico considerano l’obiettivo di 1,5 °C dell’Accordo di Parigi (파리협정) una condizione per la propria sopravvivenza. Lunedì Linda Tabuya, ministra dell’Ambiente e dei cambiamenti climatici delle Fiji, ha ribadito che occorre mantenere quell’obiettivo alla portata. Christina Stege, inviata speciale per la COP31, ha affermato che, anche se il riscaldamento supererà 1,5 °C, bisogna limitare il più possibile sia l’entità sia la durata dello sforamento. Il senso è che non si dovrebbe abbandonare l’obiettivo solo perché potrebbe essere superato, ma continuare a impegnarsi per ridurre i danni.
Che cosa significa questa notizia
Il nodo della conferenza è se gli obiettivi di riduzione delle emissioni e gli impegni finanziari si tradurranno in azioni concrete. Il ‘35 by 35’ della COP31, come spiegato dai partecipanti, è un obiettivo globale di elettrificazione che punta a portare al 35% entro il 2035 la quota dell’elettricità nel mix energetico mondiale. L’annuncio di aiuti per la transizione alle energie rinnovabili è collegato a questo obiettivo, ma il fatto che i 7,29 milioni di dollari australiani rientrino in un programma già esistente da 50 milioni mostra che occorre verificare a parte quanto sia stato effettivamente aggiunto.
Nel dibattito sui finanziamenti è importante anche la differenza di prospettiva tra i Paesi del Pacifico e quelli che li sostengono. I leader del Pacifico definiscono i finanziamenti per il clima un obbligo giuridico, non un aiuto o un atto di carità, e chiedono ai Paesi sviluppati di adempiere ai propri obblighi in modo affidabile e responsabile, anziché limitarsi a fornire sostegno volontario. Secondo l’articolo, questa posizione è stata riaffermata da un parere della Corte internazionale di giustizia (국제사법재판소), e l’Australia ha votato a favore della risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (유엔총회) che sostiene quel parere. Tuttavia, questo resoconto non consente di stabilire l’entità precisa degli obblighi dei singoli Paesi né quali accordi siano stati raggiunti durante la conferenza.
Una delle modalità di sostegno richieste dai Paesi del Pacifico è il finanziamento attraverso il Fondo per la resilienza del Pacifico (태평양 회복력 시설). Si tratta di un’istituzione finanziaria regionale concepita per erogare sovvenzioni senza debito destinate all’adattamento climatico e alla preparazione alle catastrofi. La richiesta di sovvenzioni, anziché prestiti, va nella direzione di evitare che i costi per affrontare i rischi di catastrofi si traducano in un ulteriore indebitamento.
Per esempio, se un Paese del Pacifico volesse avviare un progetto di adattamento climatico, potrebbe essere importante verificare se la sovvenzione è un nuovo impegno o fa parte del bilancio di un programma preesistente, e se il sostegno comporta un aumento del debito. È un esempio ipotetico: non significa che durante questa conferenza sia stato effettivamente assegnato un importo a quel Paese o a quel progetto.
In Australia, anche i costi della conferenza sono stati oggetto di polemica. Lunedì la Coalizione australiana (호주 연합) ha definito ‘assurdi’ i 20 milioni di dollari australiani che, secondo quanto riportato, l’Australia avrebbe speso per la conferenza, parlando di uno spreco di denaro dei contribuenti. Per valutare i risultati della riunione occorre quindi considerare, oltre alla polemica sui costi dell’organizzazione, anche se il confronto porterà a impegni finanziari concreti e all’attuazione delle politiche.
Fatti accertati e aspetti ancora da chiarire
Fatti accertati
- La conferenza in Fiji è una riunione preparatoria in vista della COP31, organizzata e guidata congiuntamente da Australia e Fiji.
- I 7,29 milioni di dollari australiani di aiuti annunciati dall’Australia sono inclusi nel partenariato per la transizione energetica da 50 milioni di dollari australiani già esistente.
- I Paesi del Pacifico considerano l’obiettivo di 1,5 °C una condizione per la propria sopravvivenza; è stato inoltre ribadito che, anche in caso di superamento, occorre ridurne l’entità e la durata.
- I leader del Pacifico chiedono che i finanziamenti per il clima siano considerati un obbligo giuridico e sollecitano aiuti sotto forma, tra l’altro, di sovvenzioni senza debito.
Aspetti ancora da chiarire
- Non è stato possibile verificare se durante la conferenza sia stata effettivamente adottata o presentata una dichiarazione del Pacifico.
- Non sono stati indicati gli importi dei nuovi finanziamenti che i singoli Paesi hanno promesso al Fondo per la resilienza del Pacifico.
- Non è possibile sapere se alla COP31 si raggiungerà un accordo sull’obiettivo di 1,5 °C e sui finanziamenti per il clima.
Che cosa dovrebbe verificare il lettore
- Quando si legge un annuncio di aiuti, è opportuno considerare non solo l’importo totale, ma anche se i fondi sono già inclusi in un programma annunciato in precedenza o rappresentano risorse aggiuntive.
- Per valutare gli impegni sul finanziamento climatico, si può verificare se si tratta di sovvenzioni o prestiti e come saranno utilizzati per l’adattamento e la preparazione alle catastrofi.
- Per valutare i risultati della COP31, vale la pena esaminare non solo la formulazione relativa all’obiettivo di 1,5 °C, ma anche se saranno specificati gli impegni finanziari e le modalità per attuarli.




















