È diventata definitiva la condanna a 7 anni di carcere, alla sospensione dei diritti per 5 anni e alla confisca di circa 1.974.060.000 won per il signor ㄱ, ex gestore di un’azienda che amministrava un’app per tracciare la posizione e registrare le telefonate senza il consenso delle persone sorvegliate. La seconda sezione della Corte Suprema della Corea del Sud (대법원) ha confermato il 10 del mese scorso la sentenza di primo grado nei confronti del signor ㄱ, imputato, tra l’altro, per violazione della legge sulla protezione dei segreti delle telecomunicazioni (통신비밀보호법). Secondo quanto riportato, dal 2019 il signor ㄱ gestiva di fatto l’app, che ha registrato oltre 110.000 conversazioni tra altre persone, non destinate al pubblico.
In appello, il tribunale ha riconosciuto il signor ㄱ complice, basandosi sul fatto che non si limitava a vendere l’app, ma spiegava come installarla e gestiva i server nei quali i file audio venivano salvati in tempo reale. La Corte Suprema ha confermato questa valutazione, rendendo definitiva anche la pena inflitta al signor ㄱ.
Contesto
Una volta installata sul telefono della persona sorvegliata, l’app funzionava con un’icona nascosta, rendendo difficile accorgersi che fosse attiva. Sebbene fosse stata realizzata in apparenza per controllare i figli, secondo quanto riportato il signor ㄱ ne promuoveva l’uso per sorvegliare l’infedeltà del coniuge, chiedendo pubblicità con la parola chiave «marito infedele». Le funzionalità e le modalità di promozione si integravano tra loro: lo scopo concreto con cui l’app veniva distribuita è diventato un aspetto importante del processo.
Dopo un periodo di prova gratuito, gli utenti potevano pagare 500.000 won per un mese o 1.500.000 won per tre mesi per usare l’app. Secondo quanto riportato, l’hanno acquistata circa 1.000 persone e il signor ㄱ ne ha ricavato circa 3.396.350.000 won. La confisca disposta in via definitiva dal tribunale ammonta a circa 1.974.060.000 won, una cifra diversa dai ricavi complessivi riportati. Sulla base delle informazioni disponibili, non è possibile stabilire il motivo preciso della differenza tra i due importi.
Sia in primo grado sia in appello il signor ㄱ è stato ritenuto colpevole. In particolare, in appello il tribunale ha considerato che, in un contesto in cui si poteva ritenere che l’uso principale dell’app fosse l’intercettazione, il signor ㄱ la vendeva a caro prezzo, forniva istruzioni per installarla e gestiva anche i server in cui venivano salvati i file delle intercettazioni. Ha inoltre rilevato che usava agenzie investigative private come punti vendita e agenti commerciali per distribuire l’app e ricavarne profitti.
Cosa significa questa notizia
Il caso mostra che la responsabilità per le tecnologie di sorveglianza potrebbe non ricadere soltanto sugli utenti che controllano materialmente il telefono. Sono state valutate insieme le funzionalità e le modalità di vendita dell’app, l’assistenza per l’installazione, la conservazione e la gestione dei file e il ruolo svolto nella distribuzione; di conseguenza, al gestore è stata riconosciuta la responsabilità come complice dei reati di intercettazione illegale commessi dagli utenti. La vicenda richiama l’attenzione sul fatto che fornire o distribuire funzionalità di sorveglianza può comportare gravi responsabilità penali, a seconda del grado concreto di coinvolgimento.
La sentenza, tuttavia, non significa che possa essere applicata automaticamente a tutte le app di localizzazione o dotate di funzioni per la protezione dei minori. In questo caso il tribunale ha valutato non soltanto il nome o una singola funzionalità dell’app, ma diversi elementi: lo scopo d’uso principale, la pubblicità, la vendita e le istruzioni per l’installazione, la gestione dei server e la diffusione tramite agenzie investigative private. È importante quindi considerare il ruolo effettivo e le circostanze di ciascun caso, senza concludere che chiunque venda o gestisca un’app sia automaticamente complice.
Per esempio, anche se un’app viene presentata come strumento di controllo parentale, se in realtà è progettata per funzionare all’insaputa della persona sorvegliata e salvare le registrazioni delle telefonate, e il venditore fornisce anche istruzioni per installarla e servizi di gestione dei file, il ruolo svolto e lo scopo d’uso possono essere rilevanti ai fini della valutazione giuridica. Si tratta di un’ipotesi basata sui fatti di questo caso, che non determina in anticipo l’esito di altri procedimenti.
Norme e informazioni di supporto pertinenti
La guida legale interna spiega che la sussistenza di un reato può dipendere non soltanto dalla condotta, ma anche da circostanze concrete come lo scopo, la ripetizione e i diritti di accesso. Anche in questo caso, in appello il tribunale ha valutato la responsabilità come complice sulla base del ruolo del gestore e delle circostanze relative alla distribuzione. Pertanto, anziché considerare isolatamente il fatto di «aver gestito un’app», è necessario esaminare quali funzioni venivano offerte e in che modo il gestore partecipava alla vendita, all’installazione e alla gestione dei server.
Ai sensi del Codice penale (형법), la reclusione è una pena che comporta la detenzione in un istituto penitenziario e l’obbligo di svolgere lavori forzati. Oltre alla reclusione, questa sentenza ha disposto anche la sospensione dei diritti e la confisca, ma le informazioni disponibili non consentono di illustrare gli effetti specifici della sospensione dei diritti né i criteri di calcolo dell’importo confiscato. Le tipologie di pena e gli effetti della loro esecuzione e della confisca devono essere verificati alla luce delle leggi e delle circostanze di ciascun caso; anche la guida interna invita a non applicare automaticamente ad altri casi le conclusioni tratte da consulenze precedenti.
Fatti accertati e aspetti ancora ignoti
Fatti accertati
- La seconda sezione della Corte Suprema ha confermato la sentenza di primo grado che condannava il signor ㄱ a 7 anni di carcere, alla sospensione dei diritti per 5 anni e alla confisca di circa 1.974.060.000 won.
- L’app poteva raccogliere la posizione GPS e registrare le telefonate senza il consenso della persona sorvegliata; dopo l’installazione, l’icona veniva nascosta.
- Secondo quanto riportato, sono state registrate oltre 110.000 conversazioni tra altre persone, non destinate al pubblico, e gli acquirenti dell’app erano circa 1.000.
- Il tribunale d’appello ha indicato la vendita dell’app, le istruzioni per l’installazione, la gestione dei server con i file audio e la diffusione tramite agenzie investigative private tra gli elementi alla base della responsabilità del signor ㄱ come complice.
Aspetti ancora ignoti
- Le fonti disponibili non riportano il nome dell’azienda gestita dal signor ㄱ né quello dell’app.
- Non sono indicati i nomi degli acquirenti dell’app o delle persone sorvegliate, né i dettagli dei singoli danni e la loro entità precisa.
- Non è noto il motivo della differenza tra i ricavi complessivi di circa 3.396.350.000 won e la confisca di circa 1.974.060.000 won.
Cosa può verificare il lettore
- Se ci si imbatte in un’app di sorveglianza o viene proposto di usarla, è necessario non fermarsi alle descrizioni promozionali, ma verificare se la persona sorvegliata ha dato il proprio consenso, quali funzioni di localizzazione e registrazione delle telefonate siano presenti e come funzioni concretamente l’app.
- Se occorre verificare circostanze relative alla vendita dell’app, alle istruzioni per installarla o alla conservazione e gestione dei file delle intercettazioni, si possono distinguere e mettere per iscritto i fatti conosciuti e i documenti verificabili, quindi rivolgersi a un professionista legale per una consulenza sul caso concreto.
- Non si dovrebbe dedurre da questa sentenza quale sarà la responsabilità relativa ad altre app o ad altri utenti. Come sottolinea la guida legale interna, la sussistenza di un reato va valutata sulla base dei fatti specifici e delle leggi applicabili.




















